mercoledì 11 novembre 2009

La "tolleranza" prevale sul divieto...

In questi giorni mi capita spesso di vedere servizi video, in televisione o anche su youtube, con immagini di persone con la sigaretta accesa. Interviste, slide di fotografie, e tutte rigorosamente fatte all'interno di locali chiusi.
Il divieto c'è, il rispetto no.
Proprio oggi la segnalazione di un articolo, diffuso nella mailing list del gruppo "no fumo", Se cede la trincea anti fumo. Si parla di una circolare della presidenza del Consi­glio, secondo la quale erano i titolari dei bar a dover vigilare. Il Consi­glio di Stato ha invece annul­lato quelle disposizioni attua­tive delle norme antifumo. Ora sarà quindi più facile trasgredire, perchè ora sono i clienti stessi a dover chiamare un vigile urbano o un poliziotto per poter far elevare la multa.
Allora, io entro in un posto dove dovrebbe essere vietato fumare. Sento puzza di fumo. Mi lamento con il titolare. Lui alza le spalle....
Ma si può sapere che cosa le fanno a fare le leggi se poi non danno modo di farle rispettare????
Nello stesso articolo c'è anche una dichiarazione di Pannella, l'antiproibizionista per eccellenza, che in questo caso si dichiara sfavorevole alla "tolleranza sul fumo"...
Non ho parole...

sabato 7 novembre 2009

Il fumo sul posto di lavoro

Sentenza della Corte Costituzionale dell’11.12.1996 n° 399. La Corte afferma due principi fondamentali:
● Il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare i dipendenti anche dal fumo passivo
● Il diritto alla salute prevale sul libero comportamento di fumare
La sentenza riprende i punti salienti del D.Lgs. 626/94, allora appena entrato in vigore, applicandoli al rischio fumo passivo presente nei luoghi di lavoro:
- La valutazione dei rischi deve contemplare anche il fumo
- Il documento sulla valutazione dei rischi deve riportare le misure di protezione per eliminare o ridurre i rischi da fumo
- Le misure di prevenzione e protezione devono essere aggiornate, in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi, ai fini della sicurezza
- La salubrità dell’aria deve essere garantita anche mediante impianti di aerazione
- Il rappresentante dei lavoratori è chiamato in causa con il compito di promuovere
l’elaborazione delle misure di prevenzione

Sentenza del Tribunale di Milano del 01.03.2002.
La sentenza del Tribunale di Milano stabilisce la prima condanna per omicidio colposo di due dirigenti di un istituto bancario per aver sottovalutato, se non ignorato, le continue richieste di vigilare sulle violazioni del divieto di fumo commesse dai dipendenti della banca, cagionando con questo comportamento omissivo il decesso di un’impiegata affetta da disturbi respiratori.


Responsabilità del datore di lavoro
Il danno alla salute da fumo passivo è un danno subito dal non fumatore in ragione della sua permanenza in ambienti di lavoro in cui operano colleghi fumatori. La circostanza che il datore di lavoro possa essere chiamato a rispondere della
tutela del non fumatore deriva dal fatto che la fonte di pericolo, il fumo di sigaretta, è situata nella “sfera di dominio” del datore di lavoro, anche se il pericolo non è riconducibile alle proprie attività. L’obbligo di protezione del
datore di lavoro nasce dal fatto che l’esposizione del non fumatore avviene in occasione di lavoro o, meglio, nel corso delle sue prestazioni. Il
problema ha, quindi, origine dal “contratto sociale” tra fumatore e non fumatore, in virtù del loro rapporto di lavoro. Ora, tenendo presente che il fumatore esercita, in via di principio, una sua libertà (diritto costituzionale allo sviluppo della sua personalità), il datore di lavoro si trova a dover bilanciare un interesse
privato e un diritto collettivo. Tuttavia è necessario ricordare che, come ha affermato la Corte Costituzionale, “il diritto alla salute prevale sul libero comportamento di fumare”.
Pertanto, l’attuazione delle norme e il rispetto dei succitati principi dovrà indurre il datore di lavoro ad affrontare il problema “fumo di sigaretta” nella sua azienda. Questo dovere, peraltro, è stato ribadito con forza dalla Legge 3/2003 che ha esteso il divieto di fumo in tutti i luoghi di lavoro anche quelli privati.
Ne consegue che in tutti i luoghi, ove operi un lavoratore dipendente, coesiste un doppio divieto di fumo, uno imposto dal datore di lavoro ai sensi delle norme prevenzionistiche e uno discendente dalla legge amministrativa sul
divieto di fumo. Ciò comporta per il datore di lavoro obblighi aggiuntivi sia nella gestione degli eventuali locali per fumatori, che nella tutela dei lavoratori occupati in tali locali, nella formazione dei dipendenti, ed, infine, nel controllo di eventuali inosservanze.
Fonte: Manuale per il controllo del fumo di tabacco negli ambienti di lavoro della Regione Veneto

sabato 31 ottobre 2009

Alcool e tabacco sono piu' pericolosi per la salute di cannabis, Lsd ed ecstasy.

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venerdì 30 ottobre 2009

Fumo passivo: il fumo in luoghi chiusi

Il gruppo "non fumatori" di yahoo, legato al sito nonfumatori.it, aggiorna i suoi membri sulle ultime novità nella lotta contro il fumo.
Di oggi la segnalazione di un articolo molto interessante, sulla già ribadita nocività del fumo passivo.
Fumi in un luogo chiuso? Particolato e polveri sottili aumentano...
Invito tutti a leggerlo, perchè è molto interessante conoscere le evidenze scientifiche di quel "fastidio" che tutti noi proviamo quando siamo un un luogo chiuso "affumicato".
Come fa notare l'articolo, anche i fumatori stessi sono infastiditi in questi luoghi.
In Italia abbiamo buone leggi contro il fumo, peccato che vengano troppo spesso disattese...
E troppo spesso ci troviamo, nostro malgrado, ancora a dover "sopportare" di stare in questi luoghi "affumicati", delle vere e proprie camere a gas...
Meditate gente, meditate....

mercoledì 14 ottobre 2009

stand up

mercoledì 30 settembre 2009

Osservatorio sul razzismo in Italia: Chiede di non fumare sul bus, nigeriana presa a schiaffi e insultata

Osservatorio sul razzismo in Italia: Chiede di non fumare sul bus, nigeriana presa a schiaffi e insultata